mostre 2021

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3. TRIENNALE D’ARTE DI VENEZIA

PALAZZO ALBRIZZI-CAPELLO

CANNAREGIO 4118 – VENEZIA

TEL. 331 905 2529

FINO AL 30 DICEMBRE 2021

 

Opening hours:

From Monday to Friday

10.00-1.00 a.m./3.00-6.00 p.m.

Saturday after the concert

Closed on Holidays

Free entrance

 

3. Triennale d’Arte di Venezia Fata Turchina Blue Fairy

Exhibition

Event organized by

Associazione Culturale Italo-Tedesca Venezia

Con il patrocinio di

With the support of

Città di Venezia
Regione del Veneto
Consolato Generale di Germania/ Milano
Goethe-Institut Roma
bbw Hochschule Berlin-Italy

Presidenza del Consiglio dei Ministri

 

Direzione Artistica e ideazione

Artistic Direction and concept

Nevia Capello

Curatori

Nevia Capello

Graphic design

Andrea Macelloni

Coordinamento editoriale

Editorial coordination

Nevia Capello

Catalogo a cura di

Edited by

Poligrafica S. Marco – Cormons (GO)

Allestimenti

Fittings

Piero Pizzul e Katia Buiatti

Atmosfere musicali

Musical ambience

Piero Pizzul

Testi a cura di

Browse by

Lisa Angaran, Thomas Brandt, Nevia Capello, Enzo Di Martino, H.C. Duvivier, Raimund Feichtner, Silvio Fuso

Aldo Gerbino, Lina Karam, Paolo Levi, Uwe Mitsching, Helena Oliveira, Antonio Pasotti, Dagmar Schenk-Güllich,

Kirstin Schwarz/Siegener, Sandro Serradifalco, M. Umlauf, Vittorio Zambaldo.

Assistente alla Direzione

Assistant to the Management

Maria Teresa Castellan

Comunicazione

Communication

Céline Merlet /Paolo Marassi /Tobias Thomé

Traduzioni a cura di

Translation by

Nevia Capello
Maria Teresa Castellan Tobias Thomé

Artisti selezionati

Selected artists

Francia

Lina Karam

 

Germania

Franz Baumgartner

Christiane Brandt
Hans Christian Duvivier

Hans Joachim Kasselmann

Beatrix Ost

Sebastian Osterhaus

Dagmar Schenk-Güllich

Günter Sponheuer

Antje Tesche-Mentzen

 

Italia

Gino Bonamini

Beppe Castellani

Giuseppe Denti

Gianfranco Donati

Andreina Galimberti

Michele Ginevra

Margherita Mauro

Paola Nordera

Antea Pirondini

Sonia Ros

Gabriela Spiller

Marilena Visini

 

Polonia

Karl-Karol Chrobok

 

Portogallo

Beatriz Pacheco-Pereira

 

Russia

Helena Chataline

Julia Dyachenko

Ekaterina Zacharova

 

Svezia

Helena Björnberg

 

Stati Partecipanti

Admission Countries

Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Russia, Svezia

 

Comitato d’Onore

Honorary Committee

Dott. Giuliana Bernardi
Avv. Fabio Capraro
Prof. Matteo Costa
Presidente Associazione Pantheon

Dott. Lorenzo Heller

Operations manager bbw-Italy Dott. Letizia Michielon

Dott. Phil. Diego Mantoan

Arch. Antonio Draghi
Prof. Daniela De Meo

Dott. Eva Ereno

Konstanze Petersmann

Prof. Dr. Alexander Sumski

MA Marvin Schnell Goethe-Institut Roma

Prof. Rita Marcon Grothausmann Presidente VDG e.V.

Prof. Arch. Gianfranco Roccatagliata

 

Si ringrazia per la collaborazione

We would like to thank

Prof. Paolo Marassi

 

Location

Palazzo Albrizzi-Capello, Venezia Cannaregio 4118 F.ta Sant’Andrea

Periodo di svolgimento della mostra
04 settembre | 30 dicembre 2021

Period of holding the exhibition

September 4th | December 30th 2021

Associazione Culturale Italo-Tedesca
Venezia

triennale

TRI ENN ALE

Venezia Palazzo Albrizzi-Capello

FATA TURCHINA

BLUE FAIRY

Edizione 2021

fredom in the art

VENICE

Prefazione

FATA TURCHINA

messaggio di resilienza

Fata Turchina non è la figura riprodotta su carta patinata nel libro di Collodi. E nemmeno la Fata, emblema di bellezza e bontà, disposta a perdonare le birbonate di quel bambino pasticcione presentato dalla Disney nell’edizione del cartone uscito nelle sale cinematografiche nel 1940.

La Fata-non Fata, che produce le sue magie come una strega popolando i sogni agitati dei bambini, è un personaggio più complesso che assomma in sé figure da fiaba associandole all’indole femminile di una donna calata nella lotta per l’esistenza.

Fata Turchina rappresenta un “principio magico mutevole”, che assume di volta in volta una forma diversa a simbolo della libertà di trasformarsi e del- la potenza dell’energia creativa. Una forza qui contenuta nel suo nome che, quale acronimo, condensa nella lingua italiana gli elementi basilari della Na- tura: F come Fuoco, A come aria, T come Terra e A come Acqua.

Turchino è il colore del cielo che si specchia nei nostri Oceani.

Fata Turchina ci parla della necessità umana di evolversi attraverso le varie fasi della vita che includono la crescita, la trasformazione e la morte, ma so- prattutto solleva il sipario su future stagioni, quando all’uomo resterà solo la nostalgia di un mondo che ha contribuito a distruggere per avidità, stoltezza e brama di potere.

“Fata Turchina” vela il tema della terza edizione della Triennale di Venezia, fondata dall’Associazione Culturale Italo-Tedesca nel 2015. La prima edizio- ne, presentata ad un pubblico internazionale, portava il titolo di “Natura Nu- trix-Homo Vorax”, seguita dal “Il grido della Terra”, che nel 2018 vantava la presenza di 40.000 visitatori da maggio a novembre.

La mostra realizzata per il 50. Giubileo dell’ACIT di Venezia intende risvegliare le coscienze davanti alla catastrofe climatica in atto, lanciando un appello alla solidarietà tra nazioni ed esseri umani nel contesto dell’isolamento provocato dalla pandemia globale.

Desideriamo soprattutto invitare le nuove generazioni a riflettere sui futuri sviluppi della vita sulla Terra, nonché educare i giovani a confrontarsi con la natura, con la propria cultura, a prendere in esame la struttura complessiva del pianeta anche attraverso l’arte: la prospettiva dell’artista su problemi esi- stenziali può dare un contributo importante, consentendo ai giovani di aprirsi ad una nuova visione del mondo nel trovare risposta a domande urgenti.

Nevia Capello 1 settembre 2021 Art Director

 

 

Preface

BLUE FAIRY

as a resilience message

Blue Fairy is not the figure reproduced on glossy paper in Collodi’s book. And not even the Fairy, emblem of beauty and goodness, willing to forgive the mis- chief of that bungling child presented by Disney in the edition of the cartoon released in cinemas in 1940.

The Fairy-non-Fairy, who produces her spells like a witch by populating the agitated dreams of children, is a more complex character that combines fairy tale figures by associating them with the feminine nature of a woman engaged in the struggle for existence.

Blue Fairy represents a “changing magical principle”, which takes on a differ- ent shape each time as a symbol of the freedom to transform and the power of creative energy. A force contained here in its name which, as an acronym, condenses in the Italian language the basic elements of Nature: F as Fuoco (Fire), A as Aria (Air), T as Terra (Earth) and A as Acqua (Water) .

Turchino is the colour of the sky that is reflected in our oceans.

Blue Fairy speaks to us of the human need to evolve through the various stag- es of life that include growth, transformation and death, but above all it raises the curtain on future seasons, when man will only be left with nostalgia for a world that has contributed to destroy by greed, foolishness and lust for power.

“Blue Fairy” veils the theme of the third edition of the Venice Triennale, found- ed by the Italian-German Cultural Association in 2015. The first edition, pre- sented to an international audience, bore the title of “Natura Nutrix-Homo Vorax”, followed by “Cry of the Earth”, which in 2018 boasted the presence of 40,000 visitors from May to November 2018.

The exhibition created for the 50th Giubileo of the ACIT in Venice intends to awaken consciences in the face of the climate catastrophe in progress, launching an appeal for solidarity between nations and human beings in the context of the isolation caused by the global pandemic.

Above all, we wish to invite the new generations to reflect on the future de- velopments of life on Earth, as well as educate young people to deal with nature, with their own culture, to examine the overall structure of the planet also through art: the perspective of artist on existential problems can make an important contribution, allowing young people to open up to a new vision of the world in finding answers to urgent questions.

Nevia Capello 1st September 2021 Art Director

 

 

50° COMPLEANNO

1971 – 2021

In un mattino di maggio del 1971, nel piccolo ufficio fiocamente illuminato da una finestra che dava sul cavedio, in cui lavoravo come assistente del Console Onorario di Germania, avv. Lino Gavagnin, mi giunse un fonogramma del Consolato Generale di stanza a Milano, nel quale il Console Generale Dr. D. Seibt richiedeva espressamente la fondazione di una Istituzione italo-tede- sca a Venezia, sul modello delle Associazioni culturali preesistenti a Bologna e a Padova.

Ne seguirono gli accordi con la Camera di Commercio di Venezia e i contatti con quello che sarebbe diventato il primo presidente dell’ACIT, l’avv. Fran- cesco Borgo. L’Associazione Culturale Italo-Tedesca di Venezia veniva alla luce nel settembre dello stesso anno, con una cerimonia ufficiale al Teatro la Fenice, in cui il Ministro della Cultura della Baviera, nel discorso inaugurale, metteva in evidenza i rapporti secolari che legano la Germania a Venezia ed enunciava, fra le finalità della neonata, la diffusione della lingua e cultura te- desca, l’approfondimento della collaborazione e dell’amicizia fra Venezia e la Germania.

L’ACIT ha raggiunto oggi il traguardo di mezzo secolo di vita, tendendo, an- che nelle fasi più difficili della sua lunga esistenza, alla realizzazione di quanto stabilito a priori, quasi a fondamento di una legge morale.
Come reduci da una dura battaglia, contiamo le vittorie e le sconfitte deter- minate da cambiamenti politici epocali, da un mondo che sta scivolando ver- so il baratro se non interveniamo tempestivamente al di fuori della nostra cul- tura, lingua e tradizione, consci della forza da attingersi nelle multiculture di questa grande Europa. Non manchiamo però di riconfermare il sentimento di stima verso il popolo tedesco, l’amore verso il Vate della Letteratura tedesca, Wolfgang von Goethe, che abbiamo celebrato nel 1986 in un ambizioso pro- getto sostenuto dalla Regione del Veneto e dal Goethe Museum Düsseldorf con la Mostra “Goethe in Italia”, il Balletto “Mignon” al Teatro Filarmonico di Verona, la traduzione del Diario di Goethe per il Viaggio in Italia e “La notte di Walpurga” a Palazzo Pisani Moretta.

Importante è stata la collaborazione con il Comune di Venezia, e qui emergo- no le figure di Sindaci quali Mario Rigo, Nereo Laroni e Massimo Cacciari, pro- pellenti alla crescita del Festival Internazionale degli “Incontri Musicali a Venezia” e alla creazione di “Venezia d’Inverno”, nata nell’impegno profuso dall’ACIT per animare la città nel periodo buio che precedeva il Carnevale. Ringraziamo la Città di Venezia per aver accolto per un decennio, nella Sala dell’800 del Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro – con il consenso e la col- laborazione del Prof. Guido Perocco, compianto Direttore ed esimio studio- so d’Arte – i concerti di Musica classica che tra l’altro offrirono per la prima volta al pubblico cicli di Lieder, l’esecuzione di “Pierrot Lunaire” di Schönberg e la messa in scena dell’“Ormindo” di Francesco Cavalli per la regia di Schlüter-Padberg con i laureati della Musikhochschule di Amburgo, un’opera che dal ‘600 non era più stata rappresentata. Anche i nostri Concerti di Musica Sacra trovarono ampia accoglienza nel- le Chiese di Venezia. Direttori d’Orchestra tedeschi della statura del prof. Alexander Sumski, per l’Università di Tübingen, del prof. Ulrich Brall per il Goerres Gymnasium di Düsseldorf, del prof. Gerhard Schmidt-Gaden, Diret- tore e fondatore del Tölzer Knaben-Chor, di Karl-Heinz Arlt per il Ginnasio Johannäum di Lubecca – solo per citare alcune eminenti personalità – hanno portato a Santo Stefano, nella Basilica dei Frari, alla Pietà – restaurata grazie ad una campagna promozionale dell’ACIT – gli Oratori di J.S. Bach, le Quattro Stagioni di Haendel, le Esequie Musicali di Schütz, la Messa da Requiem di Verdi, il Requiem di Mozart e il Deutsches Requiem di Brahms.Il clou è stato raggiunto nella Basilica di San Marco, per la benevolenza del Patriarca Albino Luciani, il futuro Pontefice Giovanni Paolo I, che favorevol- mente espresse il Nihil Obstat a manifestazioni musicali rifiutate dalla Curia, tra cui la superba esecuzione delle Canzoni a Otto del Gabrieli da parte del Gruppo Ottoni della Filarmonica di Los Angeles in tournée in Europa sotto la direzione di Carlo Maria Giulini.

Un sentimento di profonda riconoscenza va tributato alla Fondazione Giorgio Cini per la generosa collaborazione che mi porta all’indimenticabile figura del Dott. Ernesto Talentino e ai suoi illustri successori che nel 2001 hanno aperto le porte dell’illustre Istituzione alla Borsa Culturale Italo Tedesca, che salutava la presenza dei rappresentanti di sessanta città tedesche riuniti nel VDG e.V. nostro importante punto di riferimento.

Sempre in campo musicale, come non ricordare la pluridecennale collabo- razione con il Teatro La Fenice. Il sostegno ricevuto da dirigenti e maestranze nell’Anno di Monteverdi, la cordiale intesa con il Dott. Giuseppe Pugliese, responsabile dell’Ufficio Stampa, con il Dott. Iginio Gianeselli, con il Maestro Italo Gomez, con la Sovrintendenza che ringraziamo per l’ospitalità riservata alle nostre manifestazioni musicali nelle Sale Apollinee; con il Maestro Sici- liano, assistito dall’ACIT nelle relazioni con registi tedeschi, come nel caso di Achim Freyer.

Vent’anni di collaborazione con l’Associazione Dino Ciani, con AGIMUS Ve- nezia e Padova, nonché con Pantheon evocano il contributo musicale reso all’ACIT da Lilia Bertola, Letizia Michielon e da Elia Modenese, Matteo Costa che hanno impreziosito la Stagione dei “Pomeriggi Musicali a Palazzo Albriz- zi” con concerti da loro programmati, affidati a giovani musicisti distintisi in concorsi internazionali. Con profonda gratitudine sottolineiamo il generoso contributo musicale del flautista Enzo Caroli.

È la figura del Maestro Ugo Amendola a renderci grati al Conservatorio “Benedetto Marcello” per l’inizio di una cooperazione che perdura tuttora.
Una profusione di ringraziamenti riversiamo sugli innumerevoli Enti che han- no favorito la nostra attività nel campo delle Arti figurative.

Anzitutto la Biennale d’Arte di Venezia, con la quale ci onoriamo di collabo- rare dal 1993, gratificati dall’inserimento nella prestigiosa rassegna di nostri progetti espositivi, quali Eventi collaterali – ricordiamo, ad esempio la Mostra dedicata a Rudolf Steiner oppure Il Teatro della Memoria, seguita da Over- Play – per non trascurare la presenza dei Padiglioni nazionali di Stati stranieri a Palazzo Albrizzi-Capello. Ma il maggior vanto deriva all’ACIT dalle innume- revoli mostre personali, dalle importanti retrospettive in cui si è potuta am-

mirare l’opera grafica di Dürer, Goia, Rembrandt, Otto Dix, Max Ernst, e la pittura di Max Pfeiffer Wathenphul, Altenbourg, Helga Elben, Herbert Bauer, Ricarda Peters, Antje Tesche-Mentzen, Lidia Epshtein.
Decine di pittori e scultori contemporanei hanno esposto opere tematiche alla Triennale d’Arte di Venezia, fondata dall’ACIT nel 2015, puntando sulla sensibilità dell’artista che ci apre ad una nuova visione del mondo.

Quanto esposto, nella sua globalità, è frutto di un impegno assiduo, di una ferrea volontà che non ha mai deviato dalla meta prefissata, attingendo una base economica in forza del contributo finanziario elargito dal Ministero degli Esteri della Germania Federale che, attraverso i suoi organi diplomatici in Ita- lia, ha tenuto in seria considerazione il nostro lavoro. La dipartita del Console Helmut Jansen e, recentemente, del Console Generale Michael Engelhard, lasciano un vuoto incolmabile, poiché rappresentano la dolorosa perdita di due amici e propulsori dell’amicizia italo-tedesca.

Last but not least ci auguriamo di poter continuare a condividere con il Go- ethe-Institut di Roma quel principio di cordiale collaborazione che ci aiuta a crescere e a mantenere inalterata un’immagine di efficienza, serietà, impe- gno che da sempre ci contraddistingue, migliorando – grazie al valido sup- porto di quello che consideriamo il nostro Istituto guida – le nostre presta- zioni nella didattica del tedesco, un campo tanto vasto da esaminarsi in un capitolo a sé stante. È con grande affetto che qui mi rivolgo alle docenti re- sponsabili delle Certificazioni europee di lingua tedesca, prof. Gertraud Frey Baioni e Brigitte Angelin Kolarik, per aver svolto per oltre quarant’anni il loro lavoro con professionalità, abnegazione e passione, lasciando nei loro allievi una marcata impronta del loro insegnamento. Accanto a loro ricordo, con profonda nostalgia, Klara Gottardo, che ci ha lasciati da poco tra il nostro compianto e quello di allievi che l’hanno seguita per anni maturando la cono- scenza della lingua e della cultura tedesca alla sua scuola.

L’ACIT di Venezia, membro della Confederazione Nazionale degli Istituti Ita- lo Tedeschi in Italia – ne ha assunto la presidenza per la durata di un lustro alla fine del 1900 – deve il suo successo e lo sviluppo della sua attività, an- che nel periodo oscuro ed incerto della pandemia, ad una sinergia che si sprigiona dall’azione virtuosa dei membri del Consiglio Direttivo. Ciascuno di loro sa dedicare all’ACIT, all’occasione, una pagina del suo percorso crea- tivo scaturita dalla propria inventiva, avvalorata da una approfondita ricerca o concordata nell’ambito del programma culturale, quale esito elettivo della propria formazione e professionalità. L’alto ruolo di questo organo all’interno del nostro sodalizio ci dà la misura di una grave perdita subita alla dipartita di Virgilio Boccardi, amato Vicepresidente dell’ACIT. Ci manca il morbido suono della sua voce, il suo saggio consiglio, l’equilibrato giudizio, la serenità con cui sapeva affrontare i disagi della vita, il suo eloquio elegante e colto, ma soprattutto l’umiltà di un’anima eletta.

Abbiamo approfittato di ogni Vostro tributo sia morale sia economico, cari soci ed amici dell’ACIT. Vi giunga perciò gradito un particolare ringraziamen- to per la Vostra fedele partecipazione e nel consesso non manco di includere la Città con i suoi albergatori, ristoratori, quali La Dogaressa gestita da Lui- gino Cassan, la Ditta Bullo Tecnologie, la Ditta Muranese Gianni Seguso, la Società Immobiliare Santa Caterina il cui presidente, Dott. Andrea Colussi ha sostenuto l’ACIT nella traversata dei momenti più critici.

Vorrei poter augurare di vivere i prossimi migliori cinquant’anni ad un ideale successore cui trasmettere in eredità il patrimonio da me raccolto in una vita di dedizione, sacrificio ma anche di quella gioia datami all’ascolto delle esecuzioni di centinaia di musicisti, alla visione delle opere di centinaia di artisti, esposte nella nostra Sede.
Fondamentale e prioritario resta il rapporto dell’ACIT con la Germania, attestato dalla presenza del Presidente Emerito. L’Ambasciatore di Germania Dr. Friedrich Ruth, membro del Consiglio Direttivo fino al settembre del 2016. È subentrato ora in tale carica l’Avv. Fabio Capraro. Anche l’amicizia che ci lega al Centro Tedesco di Studi Veneziani parla di una lunga collaborazione, instauratasi agli inizi degli Anni’70 con il primo presidente del Centro, il prof. Wolfgang Wolters, figura di primo piano nel Direttivo dell’ACIT. D’altra parte i riconoscimenti tributati dal Governo tedesco alla presidente dell’ACIT sono un attestato tangibile di stima nei confronti dell’ACIT di Venezia. Allorché nel 1989 mi venne conferito il “Bundesverdienstkreuz am Band des Verdienstor- dens” dal Bundespräsident Richard von Weizsäcker accolsi la Croce al Meri- to dichiarando di aver atteso da anni tale titolo.

Dieci anni dopo, nella Sala del Noviziato alla Fondazione Cini, rimasi talmen- te sorpresa nel ricevere dalle mani dell’Ambasciatrice Uta Meyer Schalburg il “Bundesverdienstkreuz I. Klasse” erogato dal Bundespräsident Johannes Rau, da chiedere se non fosse un errore. “La Germania non sbaglia mai” – fu la pronta risposta.

Anche la Cancelliera Federale Angela Merkel che purtroppo sta per conclu- dere il suo mandato, rinnova il voto di fiduciosa stima verso l’ACIT di Venezia in una lettera del 20 febbraio 2021, dalla quale estraggo le seguenti righe: “Prima di tutto, vorrei ringraziarvi molto per i vostri decenni di lavoro di gran- de successo per la Associazione Culturale Italo-Tedesca di Venezia. L’ACIT è per la Germania una delle polene nel cuore di Venezia e arricchisce l’offerta culturale della Città. Lei ha personalmente conseguito grandi meriti, che il Presidente Federale ha espressamente riconosciuto con l’assegnazione del- la Croce Federale al Merito”.

Dagli Appunti di “Una vita per la causa italo-tedesca”.

Nevia Capello

Presidente dell’ACIT di Venezia

50th BIRTHDAY

1971 – 2021

On a morning in May 1971, in the small office dimly lit by a window overlooking the atrium, where I worked as an assistant to the Honorary Consul of Germa- ny, lawyer Lino Gavagnin, I received a phonogram from the Consulate Gener- al stationed in Milan, in which the Consul General Dr. Dagmar Seibt expressly requested the foundation of an Italian-German institution in Venice, on the model of the pre-existing cultural associations in Bologna and Padua.

This was followed by agreements with the Venice Chamber of Commerce and contacts with what would become the first president of ACIT, the lawyer Fran- cesco Borgo. The Italian-German Cultural Association of Venice came to light in September of the same year, with an official ceremony at the Teatro La Fenice, in which the Minister of Culture of Bavaria, in the inaugural speech, highlight- ed the secular relationships that bind Germany to Venice and stated, among the aims of the newborn, the spread of the German language and culture, the deepening of the collaboration and friendship between Venice and Germany.

ACIT has today reached the milestone of half a century of life, tending, even in the most difficult phases of its long existence, to the realization of what has been established a priori, almost as the foundation of a moral law.
As veterans of a hard battle, we count the victories and defeats determined by epochal political changes, from a world that is sliding towards the abyss if we do not intervene promptly outside our culture, language and tradition, aware of the strength to be drawn from the multicultures of this great Europe. However, we do not fail to reconfirm the sentiment of esteem for the Ger- man people, the love for the poet of German literature, Wolfgang von Goethe, whom we celebrated in 1986 in an ambitious project supported by the Veneto Region and the Goethe Museum Düsseldorf with the “Goethe in Italia” exhi- bition, the “Mignon” Ballet at the Verona Philharmonic Theater, the translation of Goethe’s Diary for the Italian Journey and “Walpurga’s Night” at Palazzo Pisani Moretta.

The collaboration with the Municipality of Venice was important, and here the figures of Mayors such as Mario Rigo, Nereo Laroni and Massimo Cacciari emerge, propellants to the growth of the International Festival of “Musical Meetings in Venice” and to the creation of “Venice in Winter”, born in the ef- forts made by ACIT to animate the city in the dark period preceding Carnival. We thank the City of Venice for welcoming for a decade, in the 19th century room of the Museum of Modern Art of Ca’ Pesaro – with the consent and col- laboration of Prof. Guido Perocco, late Director and distinguished art schol- ar – the classical music concerts which among other things offered for the first time to the public cycles of Lieder, the performance of “Pierrot Lunaire” by Schönberg and the staging of Francesco Cavalli’s “Ormindo” directed by Schlüter-Padberg with graduates from the Musikhochschule in Hamburg, a work that had not been performed since the 17th century.

Even our Sacred Music Concerts found wide acceptance in the churches of Venice. German conductors of the stature of prof. Alexander Sumski, for the University of Tübingen, by prof. Ulrich Brall for the Goerres Gymnasium in Düsseldorf, by prof. Gerhard Schmidt-Gaden, Director and founder of the Tölzer Knaben-Chor, by Karl-Heinz Arlt for the Johannäum Gymnasium in Lübeck – just to name a few eminent personalities – brought to Santo Ste- fano, in the Basilica dei Frari, the Pietà – restored thanks to a promotional campaign by ACIT – the Oratorien di J.S Bach, Handel’s Vier Jahreszeiten, Musicalische Exequiem by Schütz, Verdi’s La Messa da Requiem, das Requi- em by Mozart and Brahms’s Deutsches Requiem.

The highlight was reached in the Basilica of San Marco, thanks to the be- nevolence of the Patriarch Albino Luciani, the future Pope John Paul I, who favorably expressed the Nihil Obstat in musical events rejected by the Curia, including the superb performance of the Canzoni a Otto del Gabrieli by the Brass Group of the Los Angeles Philharmonic on tour in Europe under the direction of Carlo Maria Giulini.

A feeling of deep gratitude must be paid to the Giorgio Cini Foundation for the generous collaboration that leads me to the unforgettable figure of Dr. Ernes- to Talentino and his illustrious successors who in 2001 opened the doors of the illustrious institution to the Italian-German Cultural Exchange, which he greeted the presence of representatives of sixty German cities, gathered in the VDG e.V. our important point of reference.

Still in the field of music, how can we forget the decades-long collaboration with the Teatro La Fenice. The support received from managers and workers in the year of Monteverdi, the cordial understanding with Dr. Giuseppe Pugliese, head of the Press Office, with Dr. Iginio Gianeselli, with Maestro Italo Gomez, with the Superintendency whom we thank for the hospitality reserved for our musical events in the Sale Apollinee; with the Sicilian Maestro, assisted by ACIT in relations with German directors, as in the case of Achim Freyer. Twenty years of collaboration with the Dino Ciani Association, with AGIMUS Venice and Padua, and with Pantheon as well, evoke the musical contribution made to ACIT by Lilia Bertola, Letizia Michielon and Elia Modenese, who em- bellished the Season of “Musical Afternoons at Palazzo Albrizzi” with concerts programmed by them, entrusted to young musicians who have distinguished themselves in international competitions. We are grateful to Enzo Caroli for the musical events he prompted.

It is the figure of Maestro Ugo Amendola who makes us grateful to the “Bene- detto Marcello” Conservatory for the beginning of a cooperation that contin- ues to this day.
We pour a profusion of thanks to the countless organizations that have fa- vored our activity in the field of figurative arts.

First of all, the Venice Biennale of Art, with which we have been honored to collaborate since 1993, gratified by the inclusion in the prestigious review of our exhibition projects, such as collateral events – we recall, for example: the exhibition dedicated to Rudolf Steiner or Il Teatro della Memoria, followed by OverPlay, not to overlook the presence of the national pavilions of foreign states at Palazzo Albrizzi-Capello. But the greatest pride comes to ACIT from the countless personal exhibitions, from the important retrospectives in which it was possible to admire the graphic work of Dürer, Goia, Rembtandt, Otto Dix, Max Ernst, and the painting of Max Pfeiffer Wathenphul, Altenbourg, Helga Elben, Herbert Bauer, Ricarda Peters, Antje Tesche Mentzen, Lidia Ep- shtein.

Dozens of contemporary painters and sculptors exhibited thematic works at the Venice Triennale of Art, founded by ACIT in 2015, focusing on the sensitiv- ity of the artist who opens us to a new vision of the world.
As a whole, the above is the result of an assiduous commitment, of an iron will that has never deviated from the set goal, drawing on an economic basis by virtue of the financial contribution given by the Federal German Foreign Min- istry which, through its organs diplomats in Italy, took our work seriously. The departure of Consul Helmut Jansen and, recently, of Consul General Michael Engelhard, leave an insurmountable void, as they represent the painful loss of two friends and engines of Italian-German friendship.

Last but not least, we hope to continue sharing that principle of cordial collab- oration with the Goethe-Institut of Rome that helps us to grow and maintain an image of efficiency and seriousness. A commitment that has always dis- tinguished us, improving – thanks to the valid support of what we consider our leading Institute – our performance in teaching German, a field so vast that it can be examined in a separate chapter. Here I am addressing the teachers responsible for the European Certifications of the German language, prof. Gertraud Frey Baioni and Brigitte Angelin Kolarik, for having carried out their work with professionalism, dedication and passion for over forty years, leav- ing a marked imprint of their teaching in their students. Next to them I re- member, with deep nostalgia, Klara Gottardo, who recently left us between our lamentation and that of students who have followed her for years, gaining knowledge of the German language and culture at her school.

The ACIT of Venice, a member of the National Confederation of Italian-Ger- man Institutes in Italy, – I assumed the presidency for the duration of five years at the end of the 1900s – owes its success and the development of its activity, even in the dark and uncertain of the pandemic, to a synergy that is released by the virtuous action of the members of the Board of Directors. Each of them knows how to dedicate to ACIT, on the occasion, a page of his creative path resulting from his own inventiveness, supported by in-depth research or agreed upon as part of the cultural program, as the elective outcome of their training and professionalism. The high role of this body within our association gives us the measure of a serious loss suffered at the death of Virgilio Boc- cardi, beloved Vice President of ACIT. We miss the soft sound of his voice, his wise advice, the balanced judgment, the serenity with which he knew how to face the hardships of life, his elegant and cultured speech, but above all the humility of a chosen soul.

We have taken advantage of all your moral and economic tolls, dear members and friends of ACIT. We therefore welcome a particular thanks for your faithful participation and in the forum I do not fail to include the City with its hoteliers, restaurateurs, such as La Dogaressa managed by Luigino Cassan, the Bullo Tecnologie company, the Muranese Gianni Seguso company, the Real Estate Company Santa Caterina whose president, Dr. Andrea Colussi supported the ACIT in the crossing of the most critical moments.

I would wish to my ideal successor to be able to live the next best fifty years, to whom I inherit the heritage collected by me in a life of dedication, sacrifice but also of that joy given to me by listening to the performances of hundreds of musicians, to the vision of works by hundreds of artists, exhibited in our headquarters.

The ACIT relationship with Germany remains fundamental and priority, as at- tested by the presence of the President Emeritus. The German Ambassador Dr. Friedrich Ruth, member of the Board of Directors until September 2016.Atty. Fabio Capraro has now taken over this position. The friendship that binds us to the German Center for Venetian Studies also speaks of a long collabora- tion, established in the early 1970s with the first president of the Center, prof. Wolfgang Wolters, a leading figure on the ACIT Board. On the other hand, the awards given by the German government to the president of the ACIT are a tangible attestation of esteem towards the ACIT of Venice. When in 1989 I was awarded the “Bundesverdienstkreuz am Band des Verdienstordens” by the Bundespräsident Richard von Weiszäcker I welcomed the Cross of Merit declaring that I had been waiting for this title for years.

Five years later, in the Novitiate Hall at the Cini Foundation, I was so surprised to receive the “Bundesverdienstkreuz I. Klasse” issued by the Bundespräsi- dent Johannes Rau from the hands of Ambassador Uta Meyer Schalburg, that I asked if it was not a mistake. “Germany is never wrong” – was the prompt reply.

Federal Chancellor Angela Merkel too, who unfortunately is about to end her mandate, renews her vote of confident esteem to the ACIT of Venice in a letter dated February 20, 2021, from which I extract the following lines: “First of all, I would like to thank you very much for your decades of highly successful work for the Italian-German Cultural Association of Venice. ACIT is for Germany one of the figureheads in the heart of Venice and enriches the cultural offer of the city. You have personally achieved great merits, which the Federal Presi- dent has expressly recognized with the award of the Federal Cross of Merit”.

From the notes of “A life for the Italian-German cause”. Nevia Capello

President of ACIT Venice

LE OPERE

FRANCIA

LINA KARAM

Mare screziato di blu

Sea streaked with blue

Olio su tela, 2021 cm 100 x 81

Lina Karam ci trascina nel magico mondo di un fondale marino grazie alla sua gestualità sicura, mirata, tecnicamente ineccepibile per il bilanciarsi del gioco cromatico tra realtà ed invenzione, ad un tempo esposta a sensibili variazioni. Fonda l’equilibrio d’insieme sulla leggerezza dell’acqua viva e vitale per la miriade di bolle tendenti alla superficie, quale fonte di vita. L’intercalarsi delle piante che con i loro rami come vene di un organismo pulsante attraversano il quadro completa armoniosamente il dipinto.

Due i colori dominanti: il verde delle alghe e l’azzurro, fanno unire la nostra voce all’appello di Lina Karam : “Azzurro come il mare. E l’azzurrità delle forme che ondeggiano nell’acqua screziata di “luce”, ci infondono un senso di profonda religiosità”.
“Mare, salvaci!”

Lina Karam drags us into the magical world of a seabed thanks to her gestures safe, targeted, technically flawless for the balance of the chromatic game between reality and invention, at the same time exposed to significant variations. It bases the overall balance on the lightness of the living and vital water for the myriad of bubbles tending to the surface, as a source of life. The movement of the plants that with their branches like veins of a pulsating organism cross the picture harmoniously completes the painting.

Two dominant colours: the green of the algae and the blue, make our voice join the appeal of Lina Karam: “Blue like the sea. And the blueness of the shapes that sway in the water streaked with “light”, infuse us with a sense of profound religiosity”.
“Sea, save us!”

 

GERMANIA

FRANZ BAUMGARTNER

Espressione di gravità

Serious painting

Olio su tela, 2001 cm 70 x 105

Nell’opera di Franz Baumgartner si aprono vasti paesaggi trasfigurati e idealizzati, abbandonati dall’uomo. Fenomeni naturali atmosferici, come situazioni scintillanti in controluce o distese di nebbia illuminate dai raggi del sole sopra i margini delle foreste, i laghi e le valli dei fiumi, e dal recente passato anche il firma- mento del deserto marocchino, sono i fattori motivanti dei suoi dipinti a olio per lo più di grande formato. Il pittore ha una particolare predilezione per le foreste di betulle, che porta sulla tela da diverse prospettive, a volte più o meno densamente ricoperte. Nei suoi dipinti di paesaggio riconosce la possibilità di descrivere le connessioni metafisiche del nostro mondo. Attraverso la complessità del suo modo di esprimersi, l’artista raggiunge uno stato d’animo speciale e sognante.

In Franz Baumgartner’s work, vast, transfigured, idealised landscapes, abandoned by man, open up. Atmo- spheric natural phenomena, such as glistening backlit situations or swathes of mist illuminated by the sun’s rays above forest edges, lakes and river valleys, and since the recent past also the firmament of the Moroc- can desert, are motivating factors in his mostly large-format oil paintings. The painter has a special predi- lection for birch forests, which he brings onto canvas from various perspectives, sometimes more densely or less densely overgrown. In his landscape paintings he recognises a possibility to describe the metaphysical connections of our world. Through the complexity of his mode of expression, the artist achieves a special, dreamy mood.

M.Umlauf, GCB Art Magazine November 2020

18 | Fata Turchina, messaggio di resilienza

Blue Fairy as a resilience message | 19

CHRISTIANE BRANDT

Petali di magnolia nello stagno

Magnolia petals in the pond

Acquarello su cartoncino grigio, 2021 cm 41 x 32

Christiane Brandt pensa in termini di tonalità di colore e di valori tonali, di forme superficiali e di rapporti di forma. Le regole del visibile vengono infrante a favore dell’espressione e della chiarezza della narrazione. Il riferimento superficiale del mondo pittorico può ricordare i pittori del primo Rinascimento, che riferivano di questo mondo, ma non lo facevano mai senza perdere il loro legame con un terreno spirituale e quindi con la superficie.

I suoi quadri non sono mai leggeri, sempre caldi, pieni di corpo. Anche se preferisce usare gli acquarelli, la sua applicazione di vernice non è trasparente. La sostanza colorata è densa, satura, piena di forza. I suoi motivi formali sono arcaicamente semplici, carichi del potere evocativo dell’elementare.

Christiane Brandt thinks in terms of colour tones and tonal values, of surface forms and shape relationships. The rules of the visible are broken in favor of the expression and clarity of the narrative. The superficial refer- ence of the pictorial world may recall the painters of the early Renaissance, who referred to this world, but never did so without losing their link with a spiritual ground and therefore with the surface.

Her paintings are never light, always warm, full of body. Although she prefers to use watercolors, her paint application is not transparent. The colored substance is thick, saturated, full of strength. Its formal motifs are archaically simple, charged with the evocative power of the elementary.                                                                                          Thomas Brandt

 

HANS CHRISTIAN DUVIVIER

Senza titolo

Untitled

Tecnica mista su tela, 2021 cm 120 x 65

Fino ad oggi l’arte non è stata da me considerata un mezzo di comunicazione, ma il campo d’espressione in cui sentirmi tanto diverso. Non avevo mai esposto i miei lavori, poiché temevo che le mostre avrebbero imbrigliato la mia multiforme creatività. Sì, forse è giunto il momento di manifestare la mia filosofia di vita. Dipingo perché l’osservatore possa sognare la sua esistenza.

Questo non è dovuto ad un effetto che, verificatosi, lo riconosci successivamente allorché lo guardi, e quin- di lo rielabori, ma piuttosto ad un’immagine a più livelli che sembra sempre nuova. In tal modo mi addentro via via in un mondo ideale innato, che non solo mi ricorda la sua essenza, ma indica lo status raggiunto nel travalicare la banale quotidianità.

Until now, art has not been considered by me as a mean of communication, but as the field of expression in which to feel so different. I had never exhibited my works, as I feared that the exhibitions would harness my multifaceted creativity. Yes, perhaps the time has come to manifest my philosophy of life.
I paint so that the observer can dream of his existence.

This is not due to an effect that, having occurred, you recognize it later when you look at it, and then re- elaborate it, but rather to a multi-layered image that always seems new. In this way I gradually enter an innate ideal world, which not only reminds me of its essence, but also indicates the status reached in going beyond the banal everyday life.

 

HANS JOACHIM KASSELMANN

“Daphne” dalle Metamorfosi
di Ovidio Libro I. 547-550 “Daphne” from Metamorphoses Ovidio’s Book I. 547 -550

Foto su tela, 2021 cm 70 x 70

Oggi l’artista Hans Joachim Kasselmann concentra la sua energia creativa sull’interpretazione della natura con l’aiuto dell’obiettivo. Lo scopo dei suoi collage fotografici non è quello di cambiare la realtà ma di clas- sificarla in dimensioni sconosciute e quindi intensificare il significato di ogni dettaglio così come la combi- nazione dell’intera immagine come affermazione …

Gli oggetti si intrecciano in modo magico nei riflessi dell’acqua come un gioco di luci, un “Jeux d’eau” ap- punto!

Today the artist Hans Joachim Kasselmann focuses his creative energy on the interpretation of nature with the help of the lens. The purpose of his photographic collages is not to change reality but to classify it in unknown dimensions and thus intensify the meaning of each detail as well as the combination of the whole image as an affirmation …

The objects intertwine in a magical way in the reflections of the water like a play of lights, a “water game” in fact!

 

BEATRIX OST

Il cacciatore fattosi preda

The Hunter haunted

Olio su tela, 1984 cm 52 x 41

“…So, da precedenti conversazioni sul suo lavoro, che il dipinto che Ost fece molto tempo fa di Sigmund Freud come un paesaggio drammatico e di abnegazione era un momento espressivo fondamentale in quel- la che sarebbe diventata la sua missione e anima come artista: il rapporto tra il mondo della realtà e il regno contrapposto dell’immaginazione, l’idea della mente come destinazione effettiva e la proposizione che un oggetto era apparentemente un surrogato di un altro. Una nuvola era più di una nuvola: poteva anche es- sere un teschio o un paio di labbra con qualcosa da sussurrare. Che le lacrime fossero fiumi di esperienza umana condivisa; che gli uccelli erano i sacri messaggeri della natura. E che le persone, anche quelle che riconosciamo, sono estranee che giocano sia una parte che un posto per il nostro beneficio e risveglio. E, naturalmente, sono noi stessi…”

“…I know, from previous conversations on her work, that the painting Ost made long ago of Sigmund Freud as a dramatic and self-sacrificing landscape was a pivotal expressive moment in what would become her mis- sion and soul as an artist: the intercourse between the world of reality and the contraposing realm of imagina- tion, the idea of the mind as an actual destination, and the proposition that one object was ostensibly a sur- rogate for another. A cloud was more than a cloud: it might as well be a skull, or a pair of lips with something to whisper. That tears were rivers of shared human experience; that birds were nature’s sacred messengers. And that people, even the ones we recognize, are strangers playing both a part and a place for our benefit and awakening. And, of course, they are ourselves…”

Deborah McCleod, Director of Chroma Projects

 

SEBASTIAN OSTERHAUS

Crepuscolo

Twilight

Olio su tela, 2021 cm 130 x 100

L’opera “Crepuscolo” tematizza l’idea del crepuscolo degli dei 2.0. Mettendo a fuoco lo sconvolgimento in atto sempre più evidente nella nostra patria, Madre Terra, la civetta, qui raffigurata, reclama saggezza, abilità e prudenza.
La rappresentazione crepuscolare, romanticamente trasfigurata nella parte inferiore del dipinto, vorrebbe ingannarci cullandoci nella sicurezza che tutto vada bene e che si possa desiderare questo luogo del de- siderio. Ma, attraverso i rami che vorticano dinamicamente e i ceppi di alberi morti, mostra tuttavia che la natura è in uno stato di esaurimento, mentre gli spazi vitali stanno diminuendo.

Attraverso la costruzione sfalsata del suo lavoro, l’artista desidera mandarci un segnale d’allarme formulato artisticamente: Guardate, per noi umani l’alba di una nuova era è imminente.

The work “Twilight” thematizes the idea of twilight of the gods 2.0. Focused on the more and more cleary visible break request of our home, Mother Earth, the depicted owl is calling for wisdom, skill and prudence. The romantically transfigured twilight depiction at the bottom of the picture wants to deceive us and lull us into certainty that everything is good and that we can wish for this place of longing. However, the dynami- cally swirling branches and dead tree stumps show that nature is in an exhausted mode and living spaces are dwindling.

Through the set piece-like construction of the work, the artist would like to send an artistically formulated wake-up call to us viewers: Look, the dawn of a new age is imminent for us humans.

 

DAGMAR SCHENK-GÜLLICH

Roboter

Automaton

Tecnica mista su Alu-Dibond, 2021 cm 80 x 60

Che ne sarà di noi? Sembra porsi questa domanda l’artista Dagmar Schenk-Güllich che paventa il destino tragico dell’umanità e si fa spettatore davanti alla scena del Teatro del mondo sul quale colloca la sua opera quasi fosse il soggetto di un dramma.
La natura sa sempre attingere alle sue più intime risorse e rinnovarsi. Sarà così. Ma il messaggio espresso dalla sua arte è di un’efficacia travolgente e innovativa nella metamorfosi assunta dalla “persona”, prosopon è la maschera della tragedia, nell’immagine dell’automa che dominerà il pianeta nelle future ere digitali.

What will become of us? The artist Dagmar Schenk-Güllich seems to ask herself this question: Who fears the tragic destiny of humanity and becomes a spectator in front of the stage of the world’s Theater on which she places her work as if it were the subject of a drama.

Nature always knows how to draw on its most intimate resources and renew itself. It will be like this. But the message expressed by her art is of an overwhelming and innovative effectiveness in the metamorphosis as- sumed by the “person”- prosopon is the mask of tragedy – in the image of the automaton that will dominate the planet in future digital eras.

Nevia Capello

 

GÜNTER SPONHEUER

Notre-Dame in fiamme

Fire in Notre-Dame

Olio su tela, 2021 cm 90 x 110

Günter Sponheuer è un pittore che per amore di libertà si sottrae ad ogni ruolo definito e a tutti gli ismi, nondimeno gli elementi colore, dinamica e sentimento, che si ritrovano in ogni suo lavoro, ripropongono il libero rapporto con colore e forma nella pittura espressionista, se non altro per quella grande attenzione alla psicologia, anche in senso “patologico”, che emerge dalle opere di espressionisti, quali Otto Dix, Max Beckmann, Oskar Kokoschka, Egon Schiele.

Ai pittori di quest’epoca non importava tanto la resa fedele di impressioni e belle forme, quanto esprimere le loro inquietudini, rendendo direttamente e spontaneamente un tema profondamente sentito ed interpre- tato.
Sponheuer, “Spony” per gli amici, si muove in questa direzione.

Günter Sponheuer is a painter who, for the sake of freedom, escapes any defined role and all isms. Neverthe- less the elements of colour, dynamics and feeling, which are found in each of his works, re-propose the free relationship with colour and form like in expressionist painting, if only for that great attention to psychology, even in the “pathological” sense, which emerges from the works of expressionists such as Otto Dix, Max Beckmann, Oskar Kokoschka, Egon Schiele.

The painters of this era did not care so much for the faithful rendering of impressions and beautiful forms, as for expressing their concerns, directly and spontaneously rendering a deeply felt and interpreted theme. Sponheuer, “Spony” to his friends, is moving in this direction.

 

ANTJE TESCHE-MENTZEN

Ma Gaia sopravvive

But Gaia survives

Tecnica mista, 2020 cm 60 x 70

Le opere di Tesche-Mentzen non sono così facili da interpretare. C’è molto da vedere in termini di conte- nuti, influssi, diversità di materiali e abilità artigianale. Ogni opera ci parla di estetica, di colori affascinanti, di rapporti mistici enigmatici. Così ogni dipinto diventa un viaggio di scoperta nelle profondità dello spazio, del tempo e della storia.

Tesche-Mentzen’s works are not so easy to pass by. There is much to see in terms of content, influences, ma- terial diversity and craftsmanship. Every figure is concerned with aesthetics, fascinating colours, enigmatic mystical relationships. Thus each piece becomes a voyage of discovery into the depths of space, time and history.

Uwe Mitsching, Bayerische Staatszeitung 2019

La sensualità e la stretta connessione con la natura parlano anche dai suoi vigorosi dipinti dal colore inten- so. […] I paesaggi si trasformano in paesaggi interiori, diventano forme corporee. Nel processo, il giallo do- mina spesso accanto all’azzurro del cielo, che in ulteriore astrazione basta a se stesso nella sua erompente potenza.

Sensuality and the close connection to nature also speak of her powerful, colour-intensive paintings. […] The landscapes transform into inner landscapes and become corporeal forms. In this process, the yellow colour often dominates alongside the blue of the sky, which in further abstraction suffices itself in its eruptive power.

Raimund Feichtner, OVB 2005

 

ITALIA

GINO BONAMINI

Vita in Lessinia

Life in Lessinia

Scultura in ferro battuto, 2013 cm 60 x 42

Bonamini ricrea una scena campestre che potrebbe essere presentata da Virgilio nelle sue Georgiche che parlano nel 29 a. C. della vita dei campi.
Vita in Lessinia parte da quei soggetti legati all’opera del Maestro Gino da Cogollo per via del materiale usato, ma prima ancora per la sua attenzione alle tradizioni a cui si ispira. Il corpo muscoloso ma rilassato dell’animale appena munto, il gesto grato e rapido dell’allevatrice che si china per raccogliere il secchio con il dono prezioso del latte, i vasi in terracotta, i recipienti della cucina contadina povera, fermano, come in uno scatto, un mondo perduto.

Bonamini recreates a rural scene that could be presented by Virgil in his Georgics that speak to us in 29 b. C. of the life of the fields.
Life in Lessinia parts of those subjects linked to the work of the Master Gino da Cogollo due to the material used, but first of all to his attention to the traditions that inspire him. The muscular but relaxed body of the animal just milked, the grateful and quick gesture of the farmer who bends down to pick up the bucket with the precious gift of milk, the terracotta pots, the containers of poor peasant cuisine, stop, as in one shot, a lost world.                                                                   Vittorio Zambaldo

 

BEPPE CASTELLANI

Canzone popolare giapponese

Japanese folk song

Fotografia stampata su tela, 2019 cm 105 x 70

La mia serie fotografica dedicata a Thelonious Monk prende lo spunto da alcune caratteristiche peculiari della musica da lui creata, che ha cambiato in modo sostanziale la strada maestra del jazz.
Le dissonanze, l’uso di particolari scale musicali, lo scarno accompagnamento (talvolta addirittura assen- te), il gusto per una certa trasgressione degli schemi fino ad allora sempre accettati, hanno creato un lega- me fortissimo con un universo anche figurativo (si pensi, per esempio, alle copertine dei suoi dischi) .

Il mio sforzo, nella raffigurazione del paesaggio, ha cercato, nei limiti del possibile, di riassumere se non tutte, almeno alcune di queste caratteristiche. Nell’uso di una certa tonalità di bianco e nero, nella ricerca dei contrasti abbinati ad una apparente povertà paesaggistica che si riallaccia alle dissonanti melodie mon- kiane in forme diverse, simbolo di pura energia.

My photographic series dedicated to Thelonious Monk takes its cue from some peculiar characteristics of his music, which has substantially changed the course of jazz.
The dissonances, the use of particular musical scales, the scarce accompaniment (sometimes even absent) and the taste for a certain transgression of the schemes hitherto universally accepted, have created a very strong bond with a figurative universe (think, for example, about the covers of his records).

In my effort to represent the landscape, I have striven to summarize at least some, if not all, of these charac- teristics. The use of a certain black and white hue enhances the search for contrasts combined with a seem- ingly bare landscape, which is linked to the dissonant Monkian melodies in different forms, a symbol of pure creative energy.

 

GIUSEPPE DENTI

Magica Energia

Magic Energy

Olio su tela, 1988 cm 50 x 70

La sua particolare tecnica si fa supporto essenziale per realizzare le sue forme in evoluzione: si crea il ma- teriale, ne inventa le componenti, al fine di dare matericità “al suo mondo” sempre in bilico tra figurazione ed astrazione.

His particular technique becomes an essential support to give life to his evolving forms: He creates the mate- rial, he invents its components, in order to give materiality; to “his world” always poised between figuration and abstraction.

E. Di Martino

La ricerca artistica di Giuseppe Denti si fonda sull’esplorazione del colore e della materia di cui si serve per costruire l’immagine. Le sue figure tendono a farsi concrete a diventare corporee attraverso un’inedita spe- rimentazione materica e uno studio minuzioso delle variabili tonali.

Giuseppe Denti’s artistic research is based on the exploration of colour and the materials used to build the image. His figures tend to become concrete and corporeal through an unprecedented experimentation with materials and a meticulous study of tonal variables.
The artist is always looking for new forms and images; it is an unceasing research of new contents, composi- tions and chromatisms.

Paolo Levi

 

GIANFRANCO DONATI

L’inizio della fine

The beginning of the end

Acrilico su tela, 2020 cm 60 x 70

Gianfranco Donati nel suo percorso di studio e lavoro ha modificato il suo stile pittorico pur non abban- donando del tutto il figurativo, anzi rendendolo artisticamente vitale. In questo sviluppo, raggiunto anche cambiando gli utensili da lavoro nel passaggio dal pennello alla spatola ed alla spugna, utilizzando tra i nuovi materiali l’acrilico e la tecnica mista, in luogo della classica pittura ad olio, ha sperimentato più tecniche per giungere a quella che sente più personale, mentre il dipinto si trasforma dal figurativo puro al figurativo moderno e da questo all’informale fino all’astratto. Due sono le scelte che caratterizzano i suoi lavori: la luce pura e la luce del colore, accentuate da un taglio netto di spatola. Donati ha un concetto dell’arte arricchito da tutti i valori che la costituiscono, tra cui sensibilità, creatività, poesia e non da ultimo tecnica, vibrazione, comunicazione. Ed ecco il grido di denuncia che proviene dal suo dipinto: “L’aria è inquinata, l’acqua gli fa bella compagnia, la luce, filtrata dai gas, aumenta la temperatura del pianeta, ma noi continuiamo a sfruttare le sue risorse, non concedendogli un logico tempo di ripresa. Non possiamo sperare in un miglioramento, ma solo in un, sempre più rapido, deterioramento”!

Gianfranco Donati in his course of study and work has changed his pictorial style while not abandoning the figurative completely, on the contrary making it artistically vital. In this development, also achieved by chang- ing the work tools in the passage from the brush to the spatula and the sponge, using among the new ma- terials the acrylic and the mixed technique, instead of the classic oil painting, he experimented with more techniques to reach that which feels more personal, while the painting is transformed from pure figurative to modern figurative and from this to informal, up to the abstract. There are two choices that characterize his works: pure light and the light of colour, accentuated by a clean cut of the palette knife. Donati has a concept of art enriched by all the values that constitute it, including sensitivity, creativity, poetry and last but not least, technique, vibration, communication. And here is the cry of denunciation that comes from his painting: “The air is polluted, and so is the water, the light, filtered by gases, increases the temperature of the planet, but we continue to exploit its resources, not giving it a logical recovery time. We cannot hope for an improvement, but only for an increasingly rapid deterioration!”

 

ANDREINA GALIMBERTI

Segni indelebili 1

Indelible signs 1

Acquarello
su carta Fabriano 600g, 2021 cm 56 x 76

Le sue ricerche si orientano seguendo la tradizione informale, una poetica precisa, una poetica che si pone come obiettivo l’indagine della natura e delle sue coesioni profonde. Una natura fatta di colore, di timbri cromatici essenziali, prima ancora che di forme e soggetti. Il colore dunque è un’interpretazione che si fa impressione; una rappresentazione che è sensazione; un insieme al contempo inafferrabile e chiarissimo, come lo spirito stesso delle cose che racconta.

Her research is oriented towards the informal tradition, a precise poetry that aims towards investigating na- ture and its deep cohesion. A nature made of colour, of essential chromatic timbres, even before shapes and subjects. Colour, therefore, is an interpretation that makes an impression; a representation that is a sensa- tion; a whole that is at once elusive and very clear, like the very spirit of the things it narrates.

MICHELE GINERVRA

Nella tormenta

In the blizzard

Stampa, 2019 cm 30 x 45

La foto “In the blizzard” consente di valutare come la percezione ottica dell’autore sia particolarmente so- spinta verso la pittoricità del materiale urbano, reso ancora più inquieto e silente dalla presenza della figura umana avvolta in incerti gusci di luce, in impressionistici squarci di ombre.

The photo “In the blizzard” allows us to evaluate how the author’s optical perception is particularly pushed towards the pictorial nature of the urban material, made even more restless and silent by the presence of the human figure wrapped in uncertain shells of light, in impressionistic glimpses of shadows.                                                          Prof. Aldo Gerbino

 

MARGHERITA MAURO

Rigenerazione

Regeneration

incisione – tecnica sperimentale 2019

cm 30×70

Accade spesso di notare la straordinaria facilità con la quale gli artisti scultori, abituati a plasmare la ma- teria, cioè a dare forma concreta alla loro visione immaginativa, affrontano le varie tecniche dell’incisione calcografica.
Ciò dipende dal fatto che anche nell’incisione lo scultore mette in atto un rapporto fisico con il metallo della matrice (rame, zinco) con gesti di scavo e scalfitura che hanno molto a che fare con la scultura. Accade di vedere questo processo anche nelle recenti incisioni calcografiche di Margherita Mauro in una nuova esperienza espressiva che, pur nel mutamento radicale del linguaggio tecnico, conferma la sua particolare concezione plastica delle forme.

One often notices the extraordinary ease with which sculptors, accustomed to shaping matter, i.e. giving concrete form to their imaginative vision, approach the various techniques of chalcographic engraving.
This is due to the fact that even in engraving, the sculptor engages in a physical relationship with the metal of the matrix (copper, zinc) with gestures of digging and scratching that have much to do with sculpture. This process can also be seen in Margherita Mauro’s recent intaglio engravings in a new expressive experience which, despite the radical change in technical language, confirms her particular plastic conception of forms.                                                                      Lisa Angaran, 2019

 

PAOLA NORDERA

Attracco

Pier

Stampa su tela, 2020 cm 90 x 60

In questo percorso fotografico mi sono ispirata a uno dei temi più importanti e ricorrenti della scuola im- pressionista: quello dell’acqua. Elemento ricorrente nelle mie opere in quanto l’acqua, origine della vita, mi permette di immaginare, come in un sogno, confini indistinti e diverse interpretazioni degli oggetti. In questo modo un pontile può diventare un palcoscenico dove esseri viventi rappresentano l’eterna commedia della vita, e le bricole possono raffigurare l’abbraccio o il legame tra due persone. Altro elemento ricorrente in queste immagini è il legno, componente primordiale dell’habitat umano e simbolo di una evoluzione me- more del passato.

Personalmente ritengo che, non sempre, sia dato il giusto ruolo alla bellezza della semplicità, qualità che appartiene, invece, alla mia sensibilità fotografica e che cerco di trasmettere con immagini contenutivamen- te vicine al minimalismo.

I was inspired to this photographic journey by one of the most important and recurring themes of the Impres- sionist school: water. Water, which is the source of all life, is a recurring element in my work because it allows me to imagine indistinct boundaries and give diverse interpretations to objects, almost like in a dream. In this way, a pier can become a stage where living beings represent the eternal human comedy, and the bricole can represent the embrace or bond between two people. Another recurring element in these images is wood, a primordial component of the human habitat and the symbol of an evolution that is mindful of the past. Personally, I believe that we don’t always recognize the beauty of simplicity, a quality that instead belongs to my photographic sensitivity and that I try to convey with images which are close to minimalism in their con- tent.                                                   Paola Nordera

 

ANTEA PIR0NDINI

L’Infinito

ispirato da Giacomo Leopardi

The Infinity

inspired by Giacomo Leopardi

Olio su tela, 2021 cm 70 x 120

Diverse sono le tematiche che l’artista affronta nel suo percorso, concentrandosi sull’immagine di un fiore, di un paesaggio e della figura, dal tratteggio sicuro e raffinato, preciso nella stesura ed arricchito da una colorazione contrastante, forte, vivace che trova la sua poetica in una morbida sfumatura. Ed ecco che il soggetto scelto da Antea Pirondini diventa espressione di un concetto simbolico, di un’emozione prepon- derante ed intensa. La visuale dell’opera scivola in una dimensione atemporale, pur mantenendo il tema principale nella sua interezza.

There are several themes that the artist tackles in her artistic career, focusing on the image of a flower, a landscape and the figure, with a safe and refined hatch, precise in the drafting and enriched by a contrasting, strong, lively color that finds his poetics in a soft shade. And here is that the subject chosen by Antea Pirondini becomes the expression of a symbolic concept, of a preponderant and intense emotion. The visual of the work slips into a timeless dimension, while maintaining the main theme in its entirety.

 

SONIA ROS

Hubolt 349

Hubolt 349

Olio su tela, 2020 cm Ø 150

Le sue creature autosufficienti, intraviste nel pericoloso crepuscolo che separa il nostro mondo da quello delle immagini hanno oggi lasciato il campo ad una nuova rappresentazione, si sono inabissate, diventando roccia, terra, acqua, sedimenti, all’interno di uno straordinario ed inedito paesaggio.
Questo nuovo territorio esplorato dall’artista che si presenta come visione di altri mondi ultra o infra-terreni è remoto, magmatico, in esso vivono ancora esseri biomorfi e vi si intrecciano vegetazioni minerali… Rappre- sentare l’invisibile senza mai cadere nella trappola concettuale della surrealtà o di un facile sadismo onirico, è quanto realizza con la sicurezza e l’abilità di un antico vedutista Sonia Ros.

Her self-sufficient creatures, glimpsed in the dangerous twilight that separates our world from the world of images, have now given way to a new representation, they have sunk, becoming rock, earth, water, sedi- ment, within an extraordinary and unprecedented landscape. This new territory explored by the artist, which presents itself as a vision of other ultra – or infra-terrestrial worlds, is remote, magmatic, where biomorphic beings still live in it and mineralvegetation intertwines… Representing the invisible without ever falling into the conceptual trap of surreality or easy oneiric sadism is what Sonia Ros achieves with the confidence and skill of an ancient vedutista.

Silvio Fuso

 

GABRIELA SPILLER

A.A.A. Pianeta Terra cerca
con urgenza abitanti responsabili

Planet earth urgently seeks responsible inhabitants

Tecnica mista, 2021 cm 130 x 150

Croste. Un’idea, un pensiero, una tecnica che da oltre dieci anni Gabriela Spiller cerca di affinare, indagare, per quanto accade dentro e attorno a se.
Il suo lavoro è diretto a frantumare la superficie, ridurre la materia in piccoli frammenti, parti incontrollate concave e convesse dove raccontano una unità lontana.

Il gesto si materializza in vortici dinamici, ispirati da una nuova creazione che attraversa i tempi, e deposita frammenti in composizioni a volte sparse, a volte geometriche. Nuove immagini affiorano dalla tela, città indecifrabili, caos primordiali apparentemente casuali, forme che inevitabilmente riescono a coinvolgere e stupire. Da sempre G. Spiller ama la materia, con la stessa passione lavora instancabilmente l’argilla poli- croma.

Scabs. An idea, a thought, a technique that for over ten years Gabriela Spiller has been trying to refine, inves- tigate, for what happens inside and around her.
Her work is aimed at shattering the surface, reducing matter into small fragments, uncontrolled concave and convex parts where they tell of a distant unity.

The gesture materializes in dynamic vortices, inspired by a new creation that crosses the times, and deposits fragments in compositions that are sometimes scattered, sometimes geometric. New images emerge from the canvas, indecipherable cities, apparently random primordial chaos, shapes that inevitably manage to involve and amaze. G. Spiller has always loved the material, with the same passion she tirelessly works poly- chrome clay.

 

MARILENA VISINI

Aria

Air

Olio su tela, 2020 cm 80 x 80

La produzione artistica di Marilena Visini è profondamente permeata sullo studio dell’anatomia umana, un tema diventato centro focale dei suoi dipinti. Nelle sue opere sono riportati particolari di corpi in cui la figura assume valenza simbolica della complessità esistenziale e della profondità spirituale in essa contenuta.
Si tratta di immagini suggestive nelle quali dalla forza vibrante del tratto, che talvolta riporta in costrutti for- mali, emerge l’essenza più antica di una narrazione corretta. La figura umana diviene occasione di ricerca espressiva nell’incedere artistico di Visini.

Il disegno è dotato di una grande armonia tra pieni e vuoti, regalando alla superficie pittorica atmosfere libere ed ariose, che accarezzano la figura infondendo leggerezza ai profili sinuosi.

The artistic production of Marilena Visini is deeply permeated on the study of human anatomy, a theme that has become the focal point of her paintings. In her works there are details of bodies in which the figure as- sumes a symbolic value of the existential complexity and of the spiritual depth it contains.
These are evocative images in which the most ancient essence of a correct narrative emerges from the vi- brating force of the stroke, which sometimes she refers to formal constructs. The human figure becomes an opportunity for expressive research in Visini’s artistic progress.

The drawing is endowed with a great harmony between solids and voids, giving the pictorial surface atmo- spheres free and airy, which caress the figure, infusing the sinuous profiles with lightness.

Sandro Serradifalco

 

 

 

POLONIA

 

KARL-KAROL CHROBOK

Nuvole sull’orizzonte no.3

Cloud ply on the horizon no.3

Olio su tela, 2019 cm 20 x 100

Chrobok dipinge le sue opere direttamente all’aperto nella natura, indipendentemente dalle condizioni del tempo. Sia tempesta,neve o sole, tutte le condizioni atmosferiche lo attirano e lo ispirano a catturare le sue impressioni sulla tela. In breve, il movimento degli alberi al vento, le frustate dei rami nella tempesta o i giochi di luce ed ombra sono sapientemente portati sulla tela dall’artista. Chrobok ha perfezionato la pennellata veloce.

Nei suoi dipinti gli oggetti non sbiadiscono né scompaiono in lontananza. La profondità dello spazio è creata solo dalle proporzioni. La sua fascinazione per il colore è decisiva. Quanto lontano può spingersi il pittore per far parlare il colore senza portare il dipinto all’astrazione? Chrobok ha trovato la soluzione.

Chrobok paints his work directly outside in the nature, regardless of weather conditions. Whether storm, snow or sun – he is not a pure fair-weather painter – all weather conditions appeal to him and inspire him to capture his impressions on canvas. In short time the movement of the trees in the wind, the whipping of the branches in the storm or the play of light and shadow are skillfully brought onto the canvas by the artist. Chrobok has perfected the fast brushwork.

In his paintings the painted objects do not fade or disappear in the distance. The depth of space is only cre- ated by proportions. His fascination for color is decisive in his paintings. How far can one go as a Painter to let the color speak without leading it into abstraction? Chrobok has found the solution.                                                               Kirstin Schwarz / Siegener

 

 

PORTOGALLO

BEATRIZ PACHECO-PEREIRA

Angeli fatati

Fairyangels

Sculture in argilla, 2021
1. cm 154 x 32 x 26, base in ferro cm 31 x 31 2. cm 165 x 37 x 31, base in ferro cm 31 x 31

Dal mondo fantastico delle sue favole nascono i suoi “angeli”, che lei sa presentarci con i mezzi più con- geniali ad uno spirito tanto ricco di sfaccettature, qual è il suo, in un trasferimento ideale dalla scrittura alla scultura.
Da qualche parte, angeli (o sono fate?) vegliano sui mortali, affascinati dalla loro complessità. Queste scul- ture in argilla fanno parte di una serie iniziata nel 2012 denominata “Torres” (Torri), che sembrano osservare la natura e l’umanità e rappresentano tutte le sottili variazioni della contemplazione del mondo dall’angolo di visuale di una donna.

“Ammiro la rara arte di riversare gesti ed emozioni in una materia inerte, plasmarla, renderla capace di sorprenderci con le storie che ne scaturiscono”.                                                                               Helena Oliveira, 2013

From the fantastic world of her fairy tales her “angels” are born, which she knows how to present to us with the most suitable means to a spirit so rich in facets, which is hers, in an ideal transfer from writing to sculpture.
Somewhere, angels (or are they fairies?) watch over mortals, fascinated by their complexity.

These sculptures in clay belong to a series that started in 2012 and is called “Torres” (Towers), all dedicated to the observation of nature and/or the humankind, all representing the subtle variations of the contemplation of the world from a woman’s perspective.

“I admire the rare art of pouring gestures and emotions in an inert material, shaping it, making it able to surprise us with the stories that come out of it”                                                                                                    Helena Oliveira, 2013

RUSSIA

HELENA CHATALINE

La difficile missione di Dio

God’s hard mission

Olio su tela, 2006-2012 cm 100 x 130

Le persone camminano sulla terra senza prestare attenzione a ciò che sarà lasciato dopo di loro o come le loro azioni influenzano gli altri e la natura. Il mondo intorno a noi è molto fragile. Basta un solo passo falso per distruggerlo. Distruggendo la natura, la gente rovina la propria vita. Basta un solo ammiccamento della natura per strappare i fili dell’esistenza umana. Dio che aleggia sulla terra non riconosce la sua creazione e non vede in essa il compimento del suo progetto creativo.

Il nuovo Adamo, che assume varie forme, esige permanentemente qualcosa da Dio. Un uomo crudele e dal sangue freddo distrugge tutto ciò che ti circonda, tutto ciò che vive e lo stesso pianeta. Nel suo egoismo sconsiderato non presta alcuna attenzione alla sofferenza che porta a tutti. In fumo e fuoco un bel pianeta scompare e si trasforma in un deserto senza vita.

People walk the earth paying no attention to what will be left after them, nor how their actions affect others and nature itself. The world around us is very fragile. A single wrong step is enough to destroy it. By destroying nature, people ruin their own lives. A single wink of nature is enough to tear the threads of human existence. God flying above the earth does not recognize his creation and does not see it as a realization of his idea.

A new Adam with numerous different images always wants something from God. A cruel and bellicose man destroys everything around him – other humans as well as the planet. Absorbed into thoughtless egoism, he pays no attention to pain and suffering brought by him. Smoke and fire turn the magnificent planet into a lifeless desert.

 

JULIA DYACHENKO

L’evolversi dell’ispirazione

Evolution of inspiration

Olio su tela, 2021 cm 80 x 90

Sono un’artista astratta contemporanea, di sede a Mosca. Vengo da una delle regioni più dure della Russia, la Siberia, dove il freddo, la neve e il paesaggio selvaggio creano condizioni di vita speciali. È stata la bellez- za dei paesaggi locali che mi ha colpito fin dalla mia infanzia e mi ha ispirato ad esprimere i miei sentimenti attraverso la pittura.

Una laurea in Filosofia mi permette di guardare il mondo da prospettive diverse e di assumere i punti di vista più inaspettati e non comuni.
Volendo esprimere più pienamente la mia esperienza attraverso la visualizzazione di sensazioni non dette. Ne sono risultate una serie di opere d’arte nel genere dell’impressionismo astratto.

I am contemporary abstract artist, based in Moscow (Russia). I come from one of the harshest region of Rus- sia – Siberia where cold, snow and savage scenery create special living conditions. It was the beauty of local landscapes that has impressed me since my childhood and has inspired me to express my feelings through painting.

Degree in Philosophy allows me to look at the world from different perspectives and to assume the most unexpected and uncommon points of view.
I wanted to more fully express my experience through the visualization of unspoken sensations. The result was a series of artworks in the abstract impressionism genre.

 

EKATERINA ZACHAROVA

Notte

Night, Malecon, Havana,

Olio su tela, 2016 cm 80 x 110

Nella sua serie in corso “Just a Woman”, Ekaterina Zacharova si concentra su questo concetto in continua evoluzione (essere-una-donna), studiando le differenze e i punti in comune nella vita delle donne nelle me- tropoli internazionali come Shanghai, Parigi, L’Avana e New York .
In contrasto con le scene più colorate e vive nelle strade di New York, che trasmettono un trambusto irre- quieto e una dinamica inarrestabile, nello scenario cubano nasce l’impressione di una decelerazione.

In her ongoing Series “Just a Woman”, Ekaterina Zacharova focuses on this ever-changing term (being-a- woman), by studying the differences and commonalities in women’s lives in international metropolises such as Shanghai, Paris, Havana, and New York.
In contrast to Zacharova’s cooler tinted scenes in the streets of New York, which convey a restless bustle and unstoppable dynamics, the impression of deceleration, but dynamics arises in the Cuban scenery.

 

SVEZIA

HELENA BJÖRNBERG

Hope

Speranza

Scultura in bronzo, 2020 cm 50 h

Speranza è la parola inglese per desiderio. Il significato della parola è legato alle possibilità della vita. Spe- ranze nel momento, nel futuro, in qualcosa di buono, qualcosa di meglio, felicità, successo e molto, molto altro. Nella lingua svedese la parola “speranza” ha due significati, sperare, un desiderio ma anche un’attività fisica, un salto, saltare in alto, saltare lontano, saltare ancora di più. La scultura “Speranza” è uscita dal mio subconscio. Si è formata spontaneamente. Sorprendentemente, è nata da un pezzo di argilla. All’improvvi- so è esistita. Con gambe lunghe e piedi grandi. In un movimento fluttuante sulla superficie terrestre.

Il braccio prende forma in un’ala. La mano alza la testa, che sembra abbia lasciato per un momento il corpo. La speranza lo afferra con un saluto di beatitudine alla vita.
Quando ho visto la scultura prendere forma, ho capito da dove veniva.
“Hope” è un’immagine in tre dimensioni, ispirata a un bambino. Sono i suoi grandi piedi torniti, sono le sue gambe forti, il suo bel corpo lungo che corre per i prati in un impeto di gioia.

“Nella speranza c’è la libertà”.

Hope is the English word for desire. The meaning of the word is linked to the possibilities of life. Hopes in the moment, about the future, about something good, something better, happiness, success and much, much more. In the Swedish language, the word “hope” has two meanings, to hope, a desire but also a physical activity, a jump, to jump high, to jump far, to jump even further. The sculpture “Hope” run out of my subcon- scious. She was formed spontaneously. Quite surprisingly, she arose from a lump of clay. Suddenly she just existed. With long legs and big feet. In a floating movement over the earth’s surface. The arm took shape into a wing. The hand raises the head. It seems like the head has left the body for a moment. She takes it in her hand in a blissful greeting to life.

When I saw the sculpture take shape, I understood where she came from.
“Hope” is a picture in three dimensions, inspired by a child. It’s her big shapely feet, it’s her strong legs, her long beautiful body that runs across the meadows in a rush of joy.
”In hope there is freedom”.

 

 

Biographies

France

LINA KARAM, Graduated from the Guillaume Met workshops in Penninghen and Jacques Dandon 1976-1980. She lived in an environment sensitive to the arts and creation, her father was an architect.
In 1980-82 she began to paint characters and exhibited in various salons in Paris. Several personal and group exhibitions in Paris, Rome, Brussels, Milan and Venice. She also collaborates with important fashion stylists and brands and creates fabric patterns among others for Yves St Laurent, Gucci epoque, Tom Ford, Diane von Furstenberg, and recently in 2019 for Valentino…. In 2018, she was selected for her project “Patchwork Lumière”, by the Ministry of Culture for “Nuit Blanche”, she exhibits her painting at Galerie Joseph in Paris.

Germany

FRANZ BAUMGARTNER, 1962 born in Kleve. Alongside training in garden and landscape architecture, art studies at the University of Applied Sciences in Cologne with Professor Marx, followed by an important pe- riod of art studies at the Düsseldorf Academy of Art with Professor Krieg.
Numerous solo and group exhibitions, official awards including: 1993 Prize of the Darmstadt Secession, 1994 First Prize, German Art Award of the Volks- und Raiffeisenbanken, 2000 Winner of the Premio Michetti, Fran- cavilla al Mare.

CHRISTIANE BRANDT, was born in 1954 in Düsseldorf. She studied at the Art Academy in Düsseldorf from 1973 to 1980 and worked as an Art Tutor for 37 years with several projects in Italy, mainly Venice and Rome. Since 2018 Christiane Brand has her own Atelier in Düsseldorf. Since 1980 she participated in several exhibi- tions.

HANS CHRISTIAN DUVIVIER, was born in 1951 in Köln am Rhein. Renowned artist, attended Fachhoch- schule Köln, Freiekunst, with Prof. R. Lewandowski. 2005 Founder of the Künstler-Gemeinschaft, “CAP Co- logne e. V.” 2007 Founder of the Künstler-Gemeinschaft “Flitt. Art. e.V.” and remains on the board until today. In the same year he moved to Atelier in Atelierhaus Flittard Köln with the support of the Culture Department of the City of Cologne.

HANS JOACHIM KASSELMANN, was born in Düsseldorf. He studied Music and Photography at the Folk- wang University of Fine Arts in Essen. He has worked as a professor at the music school in Mülheim/Ruhr for 32 years. Since 2002 he has committed himself to photography. His works have been exhibited all over Germany, England, France, Italy, Spain, Lebanon, Syria and United Arab Emirates.

BEATRIX OST, is an artist, writer, fashion designer, and ambassador of peace. She has also written screen- plays, produced movies and theater, and acted in films and on the stage. When she arrived to New York from Germany as a young adult, she quickly became an art and fashion icon – and has remained an influential and acclaimed luminary in both worlds. She currently splits her time between Charlottesville, Virginia and New York Cit

SEBASTIAN OSTERHAUS, has a wide range of artistic education: starting as a Design Assistant at the Beruf- skolleg Munster, he studied Art, Art Education and Art History in Osnabrück, then painting and visual arts in Dresden, where he became Master Student for Prof. Peter Bömmels. Since 2014 he works as a free artist. His first award dates back to 2005, and today Mr. Osterhaus has an impressive collection of awards and exhibitions under his belt.

DAGMAR SCHENK-GÜLLICH, has exhibited her artworks both in her homeland and abroad, in various As- sociations of Arts, Galleries, Museums, Goethe-Institut in Germany, Russia, France, Lebanon, Japan, Syria and Turkey. She has studied Musicology, Philosophy, Art History and Germanistik at the Friedrich-Alexander- Universität in Erlangen-Nürnberg, graduating in Philosophy with a dissertation on the beginning of criticism in the Hamburg and Leipzig press (1700-1770).

GÜNTHER SPONHEUER, was born in Essen in 1945. He has graduated in Design. In 1959, he did an appren- ticeship under the guidance of the painter and restorer Gerhard van Heekern. From 1962 to 1967, he studied Painting at the Folkwangschule für Gestaltung in Essen, following a special admission procedure for artistically gifted students. He was awarded the Folkwang Prize for Painting. After that, he studied at the Academy of Fine Arts in Vienna.

ANTJE TESCHE-MENTZEN, was born in Kiel and early on received a scholarship for painting. She studied ballet and singing in Munich and made an apprenticeship in pottery. Since 1982 she created life-size sculp- tures in ceramic and bronze and later on she made sculptures, fountains and mosaics for public spaces. Tes- che-Mentzen participated in numerous exhibitions in Germany and Italy, among others, and received awards like the 2nd Prize for Sculpture from the European Academy in Napoli. At present she lives in Munich, Venice and the Chiemgau and her works take part in many private and public collections. Exhibitions: Triennale Venice (IT), 55. Biennale Venice (IT), EuroArt (BELG), Bad Raga(CH), Venice Open – 40 countries-40 sculptress (IT), Florence Villa Romana (IT), New York (USA), Marseille (F), Paris (F), Sierre (CH), Spijkenisse (NL), Art Miami (USA), Art Beijing (CHINA),

Italy

GINO BONAMINI, was born in Tregnago in 1936. He lives and works in Cogollo di Tregnago (Verona). His ap- prenticeship began at the age of twelve, but his artistic knowledge was later carried out, through a multifocused training in forging in iron and copper. Most of his production are custom-made works; he took part in several exhibitions and competitions, winning prizes and getting popular on an international level.

BEPPE CASTELLANI, began his photographic experience as a boy, attracted by the expressive possibilities of this medium. His humanistic and artistic studies have helped him in his path with the in-depth study of the urban image, its human fabric and its contradictions, working mainly in monochrome and maintaining, even with the advent of digital, a not inconsiderable production range reserved for analog photography.

At the same time, he is attracted to minimalist or symbolic photography, particularly in more recent times.

GIUSEPPE DENTI, was born in Cremona. Having started his career as a painter and engraver, he has then turned his interests to sculpture as well. In Como, he keeps on refining his artistic expressiveness by studying. In the 90s, he began his relationship with the Veneto Region, in the city of Thiene (Vicenza). Since then, his activity has been enriched by interesting experiences, of which fundamental points of reference are the cities of Venice and Paris. Many of his artworks have been displayed in major exhibitions in Italy and abroad. In addi- tion to that, he has recently had an artistic experience in Denmark. In 2013, he took part in the 55th edition of the Venice Biennale.

GIANFRANCO DONATI, born in Monfalcone (GO) has always been interested in painting techniques. He worked for many years in Milan. He has been selected several times by the magazine Arte and is to be found in numerous catalogues. He has held personal exhibitions in many different Italian cities. His paintings are to be found in Germany, France, Spain, Japan and the USA. In 2017 he exhibited at the Palace of the Trieste Region and in Art Expo Biennale delle Nazioni Venezia 2018.

ANDREINA GALIMBERTI, was born in Brianza, she lives and works in the province of Lecco. She attended the Touring Club Italiano Cartography School, but from a very young age she revealed a great interest in painting and a natural talent for drawing. She devoted herself simultaneously to cartography and painting, attending the “Paolo Borsa” School of Art in Monza.Since 2007, after having directed the cartographic production of the Italian Touring Club for many years, she has devoted herself exclusively to painting, experimenting with various techniques. She has held numerous personal and collective exhibitions, including participation at the Perman- ente in Milan. She has been teaching watercolour technique in Milan for several years.

MICHELE GINEVRA, was born in Caltanissetta in 1953. He graduated in Medicine and Surgery and worked as a Doctor at the Sant’Elia Hospital in Caltanissetta as Director of the Department of Clinical Pathology and Microbiology and Adjunct Professor at the University of Palermo. He is both a published poet as well as a re- nowned photographer with several exhibitions.

MARGHERITA MAURO, after a brilliant career as an opera soprano and singing teacher, has devoted herself to painting, sculpture, creating installations and graphics. She has exhibited her works in solo and group exhibi- tions, including: “Open 13” in 2010, and various participations in group and solo exhibitions at Palazzo Albrizzi- Capello, including “Atmosfere cromatiche” in 2014 and the Venice Triennale “Il grido della terra” in 2018. In 2017 she was invited by the pavilion of the Republic of San Marino to take part in the 57th edition of the Venice Art Biennale with her exhibition “I fantasmi dell’opera” within the “Friendship Project”, which was part of the official program of the international art exhibition. His presence will be renewed in 2019 on the occasion of the 58th edition of the Venice Art Biennale with his solo exhibition “Le forme della scultura” (The forms of sculpture), which is part of the official program of the exhibition.

PAOLA NORDERA, is passionate about photography, even abstract, following the road traced by important photographers of the past and of present, from which she tries to learn the main references of form and con- tent to be put into practice in refining of her works. Her idea is to communicate that reality may be seen as an abstraction.

“At our first meeting, ANTEA PIRONDINI appears to me as a radiant person, full of surprising vitality that flows from her like a shining aura. This makes her similar to her works, which are full of light, intense colours and iridescent flashes, but also pervaded by an elegiac and refined veiling. Her painting employs the entire colour palette, leading the viewer’s eye in the magical atmosphere of color. Her works are frequently inspired by another great passion of Pirondini’s, the passion for reading, especially the Italian classics (Dante, Leopardi). The result is a magical interweaving, and a set of surprising relationships, from which to we can derive songs as well as music and beside words, perfumes, which feed the feeling of the soul, turning it more to the feeling than to reason”.

SONIA ROS, was born in Conegliano. She graduated at the Venice Fine Art Academy, studying Painting with Maurizio Martelli, Luca Bendini e Carlo Maschietto and currently lives and works between Venice and Vittorio Veneto. She participated in several exhibitions, both solo as well as in groups. Her works are characterised by the eternal conflict between subject and object, between perception and perceived on the one hand, and the illusory dichotomy of abstraction and figuration on the other. The creatures fixed on the canvas in a moment of their perennial metamorphosis are biomorphic membranes of organic and floral forms, minerals, mechanical prostheses parts of the human body.

GABRIELA SPILLER, makes paintings and sculptures, although she has no formal academic education. She spent years among skilled artists to improve her technique and her style, from pottery to plastic echicals, from the abstraction sector to family commitment. In 2004 Mrs. Spiller started her „crosta project“, which works with the drying of acrylic dough.

MARILENA VISINI, completed classical studies. She studied medicine at the University of Pavia and after graduation became an Oncologist Doctor. As a child, it was her game to recreate inner worlds on notebooks and cartoons, but the job of life was the care of the ill patients. It is only in 2017 that she starts painting follow- ing the painting courses at the MoMartGallery-Lecco, under the gaze of Vittorio Martinelli and Ciro Bonsanto. She has participated in numerous exhibitions and competitions, with public and critical success. She currently lives.

Poland

KARL-KAROL CHROBOK, was born in 1960 in Tychy, Poland and emigrated to the Federal Republic of Ger- many in 1988. He started studying from an early age at the Lyncheum of Art in Bielsko-Biala and Cracow from 1975-1980. In Cracow he also attended the Academy of fine Arts, where he got his Master in 1985. He regularly participates in art exhibitions, both solo and together with other artists. Awards: Gottingen county, 1990 Award “Syriin-Kunstpreis* (Syrlin Art Prize) competition for painting, Stuttgart, Participation in the exhibition of the 25 winning works, 1992 .First Prize rewarded by Kunstverein Héchstadt-Aisch e.V., 1997. Participation at the international plan-airs “Waldinspirationen 3”, Goluchow /Poland, 2013.

Prtugal

BEATRIZ PACHECO-PEREIRA, was born in Oporto, Portugal, in 1951. She graduated from the University of Oporto in English and German Studies and started writing as a film critic in 1982, being the first woman film critic in Portugal. As a writer she has published several novels, short stories, essays, chronicles and antholo- gies. Mrs. Pereira began sculpting in 2007, as a self-taught artist. Her sculptures have been shown in Portugal in over 40 individual and group exhibitions in many different cities.

Russland

HELENA CHATALINE, was born in Voronesh in 1962. She studied Design at the school of arts in Moscow and made her first diploma in 1981, then proceeded to study at the Academy of Fine Arts in St. Petersburg, where she acquired her second diploma in 1988. Since 1993 she contributed to many gallerys and exhibitions, from Moscow, Zurich, to Cologne, where she lives since 1995.

JULIA DYACHENKO, was born in one of the harshest regions in Russia: Siberia, where the cold, the snow and the savage scenery creates very special living conditions. She finished her basic education at the Novosibirsk State University with a Degree in Management in 2000. Three years later Julia Dyachenko got her degree in Philosophy from the Moscow State University.

EKATERINA ZACHAROVA, was born in 1968 in Moscow, where began her further education in theater stud- ies, after which she changed to the Moscow Art College. She then completed her studies of graphics and painting at the prestigious Surikov-Academy, where she graduated with honors. After relocating to Bavaria in Germany she has been part of numerous international art fairs as well as solo and group exhibitions.

Sweden

HELENA BJÖRNBERG, (1955) is an artist and designer, educated at Stockholm Academy of Dramatic Arts. She has more than 30 years of experience in art and design work. After 10 years of professional experience in theatre design Helena continued her education at the Royal Academy of Art and the Royal Institute of Technol- ogy in Stockholm to work with design and lighting in public spaces. Between 1997-2010, Helena developed the company ”Ljusgestaltning AB” for design and lighting programs for a number of significant buildings, sites, park, neighbourhoods and city environments in Sweden.

Associazione Culturale Italo-Tedesca
Venezia

Palazzo Albrizzi-Capello Cannaregio 4118
F.ta Sant’Andrea
Tel. +39 (0)41 5225475/3319052529
e-mail: palazzoalbrizzi@gmail.com /www.acitvenezia.eu /www.palazzoalbrizzicapello.org

Dear guests,

we would like to welcome you, who come to Venice from your beautiful Italian region or from everywhere in the world by offering you a unique experience in the lagoon city: the visit of a prestigious historical palace in whose rooms the third edition of the Triennale d’Arte of Venice is hosted. In palazzo Albrizzi-Capello, in the Cannaregio district at the Ca’ d’Oro, 28 artists representing Italy, France, Germany, Poland, Portugal and Sweden exhibit paintings, sculptures and photographs focusing on our world, which is by now on the edge of the abyss, by interpreting their apprehension for an uncertain future, beside their nostalgia for that yet unspoiled nature of the tales of the grandparents, as well as their hopes for a radical change that will be able to provide certainties for the new generations.

“Blue Fairy”(in Italian: “Fata Turchina”) is the title of this exhibition, which hides in the acronym the four fundamental elements of life: Fire, Air, Earth and Water (in Italian: Fuoco, Aria, Terra, Acqua).

Blue is the colour of the oceans that embrace the continents.

The theme, universally felt, especially in this sad period of pandemic, widens the concept already expressed in the first two editions of the Triennale with “Natura Nutrix-Homo Vorax” and, in 2018, in “The Cry of the Earth”.