
Palazzo Albrizzi, situato al numero civico 4118 di Cannaregio, nel XVIII secolo veniva incorporato nella proprietà della Famiglia Albrizzi, quale bene dotale, in occasione delle nozze di una discendente della Famiglia Capello con un Nobile Albrizzi. I Capello, originari di Capua, da cui l’appellativo di “Capueli” loro attribuito, furono i primi proprietari del Palazzo, costruito nel Cinquecento.
Nell’”Arbore Genealogico” della Eccellentissima Famiglia Capello Nob. Ven. - nobiltà acquisita grazie al supporto dato alle campagne militari d’Oltremare della Repubblica Serenissima – troviamo nell’850 Steffano Capello, Tribuno delle Isole e nel 1669 Andrea Capello, nome ricorrente, legato al Santo Patrono della Casata, che vanta nel corso dei secoli, fra i suoi membri, Ambasciatori, Generali de Mar, Senatori, Procuratori, qualche Vescovo e stretta parentela con il Doge Mocenigo e con il Doge Loredan Priuli.
L’edificio presenta la struttura della Casa Fondaco, con elegante Portego e sale laterali.
Il salone centrale del piano nobile è finemente decorato con stucchi e affreschi di Scuola Tiepolesca.
Dei quattro grandi affreschi, due rappresentano Ifigenia in Aulide con Achille e Ifigenia in Tauride con il fratello Oreste; gli altri due, sulla parete di fronte, Cincinnato mentre sta per ricevere le insegne di dittatore, e Coriolano, generale romano pronto a tradire la patria unendosi ai Vosgi, mentre la moglie Volumnia cerca di fermarlo.
Sul soffitto tre affreschi:
nella prima lunetta, verso il rio, è presente un’alcova, a rappresentare un momento d’amore.
Nel tondo centrale, l’allegoria della peste:
vi dominano tre figure, nel mezzo il Sapere anche medico; a destra, la Giustizia; a sinistra, la Libertà. Due figure alate scagliano frecce letali per diffondere la peste, cui l'uomo cerca di sottrarsi con il fuoco, a destra, e con la medicina, a sinistra.
La lunetta, sul fondo, al di sopra del grande specchio,vuol essere un’apoteosi dei Capello, considerati dominatori sul mare. Non poteva perciò mancare la figura di Nettuno incoronato e di Mercurio con il caduceo, a simboleggiare il commercio.
Gli stucchi che decorano a intervalli regolari tutto il Portego, ancor oggi ben conservati, sono realizzati con grande finezza e perizia. L'attribuzione non è stata ancor definita, potrebbe essere opera di un Tencalla.
La Sala della Pace, che forma quasi un corpo unico con il Portego, ha le pareti tappezzate di damasco e conserva un elegante soffitto del Guarana. L'affresco rappresenta il Trionfo dell'Amore. Le divinità raffigurate sono:
Mercurio che sollecita una Vestale a portare un messaggio divino rappresentato dall'ulivo;
al di sopra, a sinistra, Giove che rappresenta -il Potere- e, a destra, Minerva che simboleggia -la Logica-;
Venere con Cupido sovrasta tutti; lei libera delle colombe che diffondono l'Amore intrecciando fili d'oro. L'affresco è completato da due figure di musici.
Figure danzanti, incastonate in medaglioni che conferiscono loro effetti chiaroscurali, chiudono il perimetro del soffitto circondato da tralci, da Najadi e Tritoni.